Intervista a don Cristoforo

Pubblichiamo un estratto dal settimanale “LA VOCE”  numero 19 del 26 maggio 2017.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo integrale dell’intervista

Siamo rinati grazie ai laici e ai pellegrini

Incontro con la comunità cristiana distribuita in sei parrocchie alla periferia di Gubbio: Mocaiana, Loreto, San Benedetto Vecchio, Monteleto, Nerbisci e Nogna

Piccole comunità che parevano “condannate” a causa dello spopolamento delle campagne e della diminuzione del clero.

E invece…

Una rete di comunità che insieme trova la forza di affrontare le sfide attuali: è questa la situazione che da una ventina d’anni si è andata delineando tra le parrocchie di Mocaiana, Loreto, San Benedetto Vecchio, Monteleto, Nerbisci e Nogna, in una zona di campagna periferica della diocesi e del Comune di Gubbio. Via via che gli anziani parroci di queste piccole realtà venivano meno, le parrocchie sono state affidate a un unico sacerdote, che si è trovato a gestire una realtà sempre più grande e articolata.

Il parroco in questione è don Cristoforo Przyborowski, polacco, arrivato qui giovanissimo ventitré anni fa; oggi è aiutato anche dal diacono don Vincenzo Rossi, che vive con la sua famiglia nella casa canonica di Nerbisci. Ma parroco e diacono non riescono certo da soli a curare un territorio così esteso e variegato: sono infatti i laici ad animare gran parte della vita delle comunità, accompagnando i ragazzi nel cammino di iniziazione cristiana, curando la manutenzione delle chiese, preparando l’animazione liturgica delle celebrazioni che il parroco è costretto, per ovvie ragioni, a effettuare a rotazione nelle varie parrocchie. E ancora, sono i laici a promuovere momenti di preghiera durante l’anno, ma anche di festa e convivialità. I collaboratori del parroco sono una trentina, e si incontrano tutte le settimane per progettare e realizzare insieme tutte le iniziative, studiate con grande meticolosità.

Il senso di corresponsabilità è forte tra tutti ed è di grande sprone, ci si sente parte integrante e attiva della parrocchia e non ‘spettatori’ della messa domenicale. Tra le parrocchie, pur mantenendosi forte il senso di identità di ciascuna, si è sviluppata negli anni una forte e proficua collaborazione, tanto che oggi i fedeli affermano di “sentirsi a casa in ciascuna delle parrocchie” e di percepirsi come “un’unica grande comunità”. Non a caso il giornale parrocchiale, che viene realizzato due volte all’anno, si chiama Senza confini , a sottolineare lo spirito di accoglienza reciproca tra le parrocchie e, più in generale, verso chiunque ne abbia bisogno.

Questo spirito di accoglienza, solidarietà e corresponsabilità è diffuso tra tutti i parrocchiani: oltre ai collaboratori più stretti, tante altre persone contribuiscono all’occorrenza alle necessità delle parrocchie, sia prestando il loro tempo, le loro competenze professionali e anche con un sostegno economico.

I genitori seguono da molto vicino i circa 120 ragazzi, dai 6 ai 13 anni, che compiono il cammino di iniziazione cristiana, attraverso i momenti di catechesi e la celebrazione dei sacramenti. Un’importante concretizzazione dell’accoglienza viene effettuata, da qualche anno a questa parte, nei confronti dei pellegrini che percorrono la Via di Francesco; questi luoghi sono infatti attraversati dal tratto La Verna-Gubbio.

Parecchi stranieri: francesi, olandesi, ma anche italiani, in particolare dal Nord Italia, passano di qui camminando sulle orme del Poverello di Assisi, alla ricerca di Dio, della riscoperta di se stessi e del contatto con il creato. E qui vengono accolti, nella casa parrocchiale a Loreto, con uno sforzo importante che coinvolge i parrocchiani ma anche le realtà imprenditoriali della zona, che si sono messe in rete per garantire servizi ai pellegrini. I volontari che collaborano a questo servizio di accoglienza sono tanti e la fatica è equamente distribuita, così che nessuno si lamenta del carico eccessivo: la presenza dei pellegrini ha ridato vita a questi luoghi, e la gente per questo presta volentieri il proprio aiuto.

Anche il volto dei luoghi viene cambiato da questo incontro tra viandanti e residenti: ad esempio, è stata costruita lungo il cammino una “fontana del pellegrino” per dare ristoro nelle giornate assolate. Le sei comunità parrocchiali hanno trovato nella collaborazione, nel “fare squadra”, la via per sopravvivere ai mutamenti demografici che sembravano altrimenti condannarle, e così si avviano ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo.

Alessandro Leonardi

 

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